Sunday, September 23, 2007

il coraggio dei bracconieri


Sembra che il cinghiale di Orbetello sia fuori pericolo: la ferita è lieve, e i veterinari sono molto ottimisti. I bracconieri che lo hanno trafitto con un dardo, nella riserva naturale Duna Feniglia, sono ricercati.

Due buone notizie che non cambiano però niente: questa immagine è raccapricciante, non tanto per la sua crudezza e violenza (scontate), quanto per la commovente dignità con la quale l'animale continua a camminare.
Va avanti, con una forza e un coraggio che voi cacciatori non avrete mai, nascosti come siete dietro il prolungamento fallico di un fucile o di un'altra arma, che vi fanno sentire tanto uomini.

Non la date a bere a nessuno. Siete piccoli piccoli, meschini, vigliacchi, codardi e bravi solo a fare pum pum.

Spero che vi prendano.
Ma soprattutto spero che un giorno vi troviate disarmati di fronte a un cinghiale incazzato.

Ve lo auguro di cuore.
Allora vedrete chi è più forte, veloce, agile, coraggioso e valoroso.

Ah! Nel caso doveste salvarvi, portatevi mutande e pantaloni di ricambio.

Wednesday, September 05, 2007

DIS: i peggiori versi delle canzoni

Tornano, dopo un bel po' di tempo, le famigerate Desert Island Selection. L'altro giorno, al supermercato, stavano facendo sentire "Laura non c'è", che è probabilmente uno dei più brutti testi della storia della canzone italiana. Così ho avuto l'ispirazione per una classifica dei versi più irritanti.
L'idea è che i lettori e le lettrici di questo blog (se ce ne sono ancora, data la mia scarsa frequentazione negli ultimi tempi), possano partecipare aggiungendo le loro (si fa per dire) preferenze.
Ecco la mia lista (in ordine sparso):

- "più bella cosa non c'è,
più bella cosa di te,
unica come sei,
immensa quando vuoi,
grazie di esistere",
da "Più bella cosa" (Eros Ramazzotti). Campionario di banalità anti-poetiche, con una culminazione retorica da adolescente.

- "Laura non c'è capisco che
è stupido cercarla in te
io sto da schifo
credi e non lo vorrei
stare con te
e pensare a lei
stasera voglio stare acceso
andiamocene di la
a forza di pensare ho fuso"
da - appunto - "Laura non c'è" (Nek). Un'espressione più brutta dell'altra, intrisa di una povertà lessicale sconcertante... "a forza di pensare ho fuso". E ci credo: con un neurone solo, che ci vuole?

- "Amici come prima,
non vale più la pena,
considerando il fatto che
è stato solo un gioco",
da "Amici come prima" (Paola e Chiara). La frase è molto più brutta di quel che possa sembrare, per via dell'indecorso accento sulla seconda sillaba (e automaticamente anche sull'ultima, per via del conseguente bisogno di scomporre la parola in due tronconi) su 'considerando', che diventa 'consìderandò'. Brrrrrr

- "In te" (Nek). Tutta! Non saprei scegliere tra espressioni come "mani cucciole" (mani cucciole!!!), o "Risalirò col suo peso sul petto come una carpa il fiume" (che bella metafora, eh?). La poesia lo persegue, ma Nek è più veloce.

- "Provo l'unico rimedio
Che adotto da un po'
La mia testa chiude l'audio
La storia la so",
da "Fiumi di parole" (Jalisse). Lo so che tutti si scagliano contro questa canzone, che ormai è il prototipo della meteora sanremese. Ma come si fa solo a pensare di scrivere una frase come "La mia testa chiude l'audio"? "Chiudere" l'audio: ma che verbo è? Li (rin) chiudessero a loro...

- "ci sarà
un azzurro
più intenso
in un cielo
più immenso",
da "Ci sarà" (Albano e Romina). Questa l'ho scelta in rappresentanza di tutta una tradizione canzonettistica che fa delle rime baciate più banali, zuccherose e retoriche il proprio credo (amore/cuore, malinconia/nostalgia, nuvola/favola, etc.) . Io non so perché Romina a un certo punto è scappata da Albano, ma non mi sorprenderei se centrassero i testi delle canzoni che cantavano. E, visto che ci siamo:

- "Come va, come va?
Tutto ok? Tutto ok?
E l'amore...?"
da "Cara terra mia" (Albano e Romina). Questa non la commento neanche.

- "Con gli occhi pieni di vento
Non ci si accorge dov’è il sentimento",
da "Non voglio mica la luna" (Fiordaliso). Quanto è brutta 'sta metafora, mamma mia... Come sempre, l'immaginazione lessicale degli autori ti fa venire voglia di buttargli addosso il Devoto-Oli. Occhi "pieni" di vento? Ma cos'è???

- "
Se nel buio che ti avvolge
una fiamma scorgerai
corri corri senza indugi
forse è il sole che tu vuoi",
da "C'è tutto un mondo intorno" (Matia Bazar). Mi si stringe il cuore, perché musicalmente la canzone è molto bella, ed io ho un debole per i Matia Bazar (versione 1.0, con Antonella Ruggero e Carlo Marrale). Però questo tono retorico-favolistico è proprio insopportabile, e fa pensare molto più a Cristina d'Avena che a un gruppo che negli anni '80 avrebbe fatto poi la storia dell'elettro-pop italiano (questo pezzo è precedente a quella fase).

- "
C'è qualcosa che non va
In questo cielo
C'è qualcuno che non sa
Più che ore sono
C'è chi dice qua, c'è chi dice la
Io non mi muovo
C'è chi dice la, c'è chi dice qua
Io non ci sono
Tanta gente è convinta che ci sia nell'aldilà
Qualche cosa chissà
Quanta gente comunque ci sarà
Che si accontenterà"

da "C'è chi dice no" (Vasco Rossi). Questa la volevo includere a tutti i costi, un po' a nome di tutti i testi di Vasco Rossi (uno peggiore dell'altro), e un po' per esternare la mia indignazione sul fatto che questa canzone fu considerata a suo tempo "impegnata". Ma vogliamo scherzare? Impegnata a far cosa? A blaterare qualunquismo? C'è chi dice qua, c'è chi dice la, c'è chi dice no, trallalò trallalà. Ce li vogliamo rileggere i testi di De Andrè o no?
"Io non mi muovo". Bravo: resta lì e stai zitto.

Friday, July 27, 2007

l'erba topa

Come passare dall'incoraggiante al ridicolo in due mosse.
Ora vi faccio vedere.
Aprite la pagina seguente e leggete:
http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2007/07_Luglio/26/cannabis_cervello_adolescenti.shtml

Se non volete leggere, o se avete letto e non siete passati dall'incoraggiante al ridicolo, vi spiego io.
Nel riportato articolo si narra di due ricerche sugli effetti a lungo termine della marijuana. Una a Cardiff, una a Sidney. Entrambe svolte da altrettante autorevoli equipe di ricercatori, e pubblicate su riviste molto importanti come The Lancet (non esattamente Cosmopolitan, per intenderci).

Allora, per uno come me, da sempre contrario anche alle droghe leggere (la cui pericolosità mi pare persino maggiore, vista la promozione che viene fatta della marijuana in certi ambienti, come se non facesse 'meno male' delle altre, ma addirittura facesse bene!), per uno come me, dicevo, leggere che si è riscontrato che la cannabis aumenta del 41% (che è parecchio) il rischio di psicosi come la schizofrenia, è decisamente motivo di soddisfazione.

E', appunto, incoraggiante.

Bravi gallesi. Spero che ricerche di questo tipo aiutino a riflettere sull'eccessiva leggerezza e disinvoltura con la quale si affrontano i temi della pericolosità di certe droghe.
E' accettabile parlare della cannabis come di una sostanza meno pericolosa dell'eroina. Ma l'asse che congiunge questi due punti è un asse che va dal pericolosissimo al pericoloso, non dal pericoloso all'innocuo. Sarebbe davvero ora di dirlo con chiarezza.

Ma, ahimè, c'è la seconda mossa. Quella che ci porta al ridicolo. Da Cardiff a Sidney. Qui i ricercatori ci informano che la pericolosità della marijuana ha a che fare anche con il fatto che piace più ai giovani che agli adulti, e che dunque i primi sono portati a consumarla in maggiori quantità. Cosa, evidentemente, negativa, molto negativa.

Epperò, maremma maiala, l'articolo non finisce qui. L'autore non ci lascia nella religiosa speranza che i ricercatori australiani siano arrivati a questa conclusione dopo anni di osservazione su gruppi di adolescenti e adulti, questionari, esami, e quant'altro.

No, mannaggia alla morte. L'autore ci dice testualmente:
"Un gruppo di sperimentatori coordinati da Iain Mc Gregor hanno iniettato per 18 giorni una dose elevata di tetraidrocannabinolo (o Thc, il principio attivo della cannabis) sia in topi adulti che adolescenti. Due settimane dopo la dose finale, i topi adulti evitavano di passare nelle zone della camera dei test dove avevano ricevuto il Thc, mentre quelli più giovani non avevano alcuna avversione. «Questo significa che per i topi adulti la cannabis è sgradevole - sostiene Mc Gregor - mentre per gli adolescenti no»."

Appunto, stramaledetto McGregor, questo significa CHE I TOPI fanno quelle scelte. Non gli esseri umani. I TOPI giovani si ripresentavano dal pusher, e I TOPI adulti se ne andaavno altrove.

Questo esperimento idiota (e inutilmente crudele, ma per un attimo vorrei lasciar da parte il mio animalismo, e parlare solo di scienza) ci ha dato molte informazioni su dei topi (tra l'altro inutili anche dal punto di vista etologico, perchè non mi risultano situazioni naturali in cui i topi vengono a contatto con la marijuana. E se sì, cazzi loro), e non ci ha detto un'emerita carota sugli esseri umani.

Pur con tutto l'amore per gli animali, io mi rifiuto categoricamente di essere paragonato a un topo. Sono più grosso, più grasso, più alto, più pesante, mangio cose diverse, cammino a due zampe, ho un metabolismo diverso, organi strutturati diversamente, una termoregolazione molto meno efficiente, proporzionalmente meno peli (alè), non ho la coda, ho unghie molto meno incisive, eccetera eccetera eccetera!

Non sono un topo, maledizione.
Non sono un topo.
Non sono un topo.
Non sono un topo.

Capito?
SQUIIIIIIIIIIIT!!!

Saturday, May 05, 2007

ma che, la fanno veramente?

Miiii... non ci posso credere! Ma davvero stavolta la fanno la legge sul conflitto d'interessi? Vi prego, ditemi che non sto sognando. E se sto sognando non svegliatemi. Ma non è che c'è il trucco? Non è che sanno già che non passa, e vogliono solo fare la mossa per far contenti gli elettori?
Miiii...

Friday, April 27, 2007

clinicamente sono ancora vivo...

...ma tra me e lo stress non c'è partita in questo momento.

Friday, February 09, 2007

TELADOIOLAFINLANDIA - Il lama finnico



Un classico dalla "Rondine" di un paio di anni fa. Così non sembra che sono troppo innamorato della Finlandia e non sono capace di coglierne qualche difetto!

Lama Finnico
Salivus Adolescentius

Categoria IUCN: Not threatened

Tassonomia:
La specie Salivus Adolescentius, imparentata con il più noto Lama Peruviano, è politipica e comprende alcune sottospecie: le più note sono l’Alko alko, dall’aspetto caratteristicamente barcollante (noto anche come Nasse Setä presso le antiche popolazioni locali, che lo avevano eretto a divinità pagana) e il Tamarrus trendii, spesso riconoscibile per delle caratteristiche appendici dette “Piercing”. Rispetto al Lama Peruviano, il Salivus ha un collo molto meno affusolato, sormontato da peluria giallo-chiara (ragion per cui la specie è anche nota come Lama dalla testa bionda), e un’andatura tendenzialmente eretta, frutto di alcuni casuali incroci genetici con la specie umana. La statura si aggira di norma tra il metro e settanta e il metro e ottanta, ma può arrivare a superare il metro e novanta. Il peso è molto più variabile, e dipende dalle possibilità di accesso alle risorse alimentari dell’esemplare in questione.

Distribuzione:
Diffuso nella Regione Baltica, il Salivus annovera un numero elevato di esemplari nella Finlandia meridionale, particolarmente nelle grandi città. A suo agio nelle aree urbane e suburbane, ha subito un tipico processo di selezione genetica che l’ha portato ad una forma di addomesticamento e di convivenza pacifica con l’homo sapiens.

Habitat:
Vengono preferite piccole costruzioni riparate dette “fermate del bus”. È lì che si registrano gli avvistamenti più frequenti. La percentuale più elevata di colonie è stata riscontrata nel territorio di Helsinki, inclusa Vantaa, che forse annovera gli esemplari più caratteristici.

Ecologia, Biologia, Popolazione:

DIMORFISMO SESSUALE: specie a sessi simili, la femmina ha dimensioni maggiori.

ALIMENTAZIONE: Il Salivus è un animale ad alimentazione quasi esclusivamente carnivora. Il cibo preferito è il makkara, che provvede alle necessarie quantità di colesterolo cattivo di cui la specie ha bisogno vitale. Vi sono però svariate peculiarità da mettere in evidenza. Sia l’Alko alko che il Tamarrus Trendii necessitano di sostanze alcoliche per metabolizzare le sostanze ingerite. L’apporto di alcool è di quantità variabile, ma sembra concentrarsi durante il fine settimana. La caratteristica più impressionante è che, nonostante la dieta carnivora, il Salivus, soprattutto il Tamarrus, rimane un ruminante, come il suo più celebre parente peruviano. È dunque relativamente agevole coglierlo in fase di coscienziosa masticazione. La differenza basilare con gli altri ruminanti sta nel fatto che il Tamarrus non rumina erba, ma una particolare sostanza gommosa detta “Chewing gum”, che si suppone serva a supporto del processo di salivazione, l’abbondanza del cui secreto è faccenda notoria in tutti i lama, e del cui uso si sta per dire.

COMPORTAMENTO: L’etogramma dei lama, anche e soprattutto nell’immaginario popolare, è noto per quel particolare pattern detto “sputo”, o nei casi acusticamente più eclatanti, “scatarrata”. Il Salivus non è naturalmente da meno, anzi lo sputo è senz’altro il tratto più caratteristico di questa interessante specie. Diversamente dal parente peruviano, in grado di coprire ragguardevoli distanze con la sua gittata, lo sputo del Salivus è perpendicolare, colato e filamentoso, e include non di rado particelle mucose che si mischiano al secreto vero e proprio. Giunto nella sua preferita porzione di habitat (la succitata “fermata”), il Salivus dà il via ad un’accurata, lenta e costante espulsione, interrotta solo dall’irrompere del richiamo di un conspecifico (si veda alla voce “comunicazione”). Dopo pochi minuti dalla prima espulsione, ai piedi dell’esemplare è già visibile un cumulo di secrezione, volgarmente detto “pozzanghera”, o – nei casi più abbondanti – “laguna”. A cadenze regolari, il lama finnico si esibisce anche nella soprammenzionata “scatarrata”: essa consiste in un’ espulsione più abbondante e densa, preceduta da un segnale sonoro propedeutico dal tipico timbro raschiato.
Sull’origine filogenetica e sulla funzione dello sputo, gli studiosi si sono a lungo interrogati. Tre sono le ipotesi più accreditate:
1) Funzione di rilassamento: Le espulsioni salivari paiono un processo quasi autistico, nel quale il lama finnico sembra raggiungere uno stato di estremo rilassamento ed armonia interiore;
2) Funzione auto-purgativa: Tramite lo sputo, il lama sarebbe in grado di espellere una buona quantità di tossine accumulate con la masticazione del “chewing gum”, o con l’ingerimento dei makkara;
3) Funzione difensiva: è l’ipotesi più accreditata. Il Salivus in effetti è in cima alla catena alimentare, nel senso che non è predato da nessuna specie, pur essendo provvisto di carne tenera e appetibile. Secondo i sostenitori della teoria difensiva dello sputo, quest’ultimo servirebbe per tenere lontano potenziali predatori, i quali reagiscono al pattern descritto con una reazione nota come “disgusto”, o anche “maremma che schifo” (o “soccia che schifo”, “anvedi che schifo”, etc., a seconda dell’area geografica di provenienza del potenziale predatore).

COMUNICAZIONE: il Salivus emette di norma un numero veramente limitato di suoni, o di altre forme di comunicazione interpersonale, proprio in virtù di questo silenzio solipsistico che il comportamento dello sputo implica. Vi è un’unica, e in verità non rara, eccezione alla regola. Il Salivus ha sviluppato una forma di comunicazione intraspecifica molto efficace, soprattutto capace di coprire lunghissime distanze utilizzando il canale acustico. Tale comunicazione viene attivata da uno specifico richiamo detto “suoneria”, della durata di pochi secondi, al quale il lama letteralmente “risponde”, avviando uno scambio di segnali sonori di tipo conativo e referenziale della durata variabile. Comunicazioni più brevi, a carattere anch’esso conativo (corteggiamento, prima di tutto), vengono chiamate “SMS” (Short Mating Signals), e vengono attivate da una “suoneria” breve ed intermittente, del tipo “BipBip…BipBip”.

POPOLAZIONE: L’assenza di un autentico predatore rende il Salivus adolescentius una specie in costante espansione demografica, circostanza che potrebbe in futuro richiedere l’abbattimento di alcuni esemplari.
A colpi di telefonini Nokia.
I modelli vecchi, però.
Quelli più pesanti.

Thursday, February 01, 2007

Francesco d'Assisi aveva ragione

Le battaglie vanno combattute dall'interno di un sistema.
Veronica Lario santa subito!

Friday, January 26, 2007

(im)maturità sessuale

Ho sempre pensato che fissare la maggiore età a 18 anni sia, da qualunque lato la si guardi, una decisione inadeguata, nel senso che ricorre troppo presto o troppo tardi rispetto alla reale evoluzione di una persona. Non mi dilungo più di tanto, sia per mancanza di tempo e voglia, e sia per non buttarla sul (vero, ma) banale. E' comunque chiaro a tutti che fissare una soglia anagrafica assoluta prima della quale non si è maturi, e dopo la quale lo si è, è una delle tante generalizzazioni e inadeguatezze del nostro sistema giuridico.
Ho pronta la soluzione? No, ovviamente, e neanche mi sono spremuto più di tanto per trovarne una. So, vedo, capisco solo che tante situazioni, persino quotidiane, pongono l'attuale stato di cose in una condizione di inadeguatezza. Soprattutto in senso morale.
Una di queste situazioni è la cosiddetta maturità sessuale. E' diventato quasi giornaliero ascoltare di stupri di, verso e tra minorenni, di atti sessuali tra minorenni e adulti, di esibizionismo sessuale tra minorenni, eccetera eccetera. Sempre coi minorenni di mezzo. E sempre più spesso con questi ultimi che 'cominciano', o almeno 'consentono'.
E (quasi) sempre con una mezza (talvolta intera) giustificazione del loro comportamento nella misura di un'ipotetica immaturità, incoscienza, e - naturalmente - con la solita sinistroide colpa della famiglia e della società.
Non nego quest'ultima parte, anche se col tempo tendo a darle sempre meno peso specifico, e soprattutto credo di capire che in tanti, tra i minorenni, abbiano capito il giochetto e lo usino spesso come scudo.
Quello che contesto fortemente è che queste ragazze e questi ragazzi non siano sessualmente maturi, e siano moralmente incoscienti.
BALLE.
Sanno benissimo quello che fanno. Sanno benissimo che è qualcosa di moralmente inaccettato. E sanno benissimo cos'è la morale (almeno in senso generale).
Troviamo un modo per evitare questi comportamenti, troviamo un modo per convergere le loro energie in direzioni inoffensive, troviamo un modo per tutto. Ma smettiamola di porre immaturità e incoscienza come paradigmi a partire dai quali cercare una soluzione.
Perchè così, è fin troppo ovvio, la soluzione non la troveremo mai.
Questi ragazzi non esercitano violenza sessuale come metafora del senso di disagio giovanile, bla bla bla.
Questi ragazzi esercitano violenza sessuale perchè sanno benissimo cos'è la violenza sessuale.
Se continuiamo a trattarli come menti caste corrotte solo da una società che non sa accogliere i loro bisogni, non solo non fermeremo il problema, ma ci toccherà pure la loro (segreta o ostentata) derisione.

Monday, December 25, 2006

buon... quella cosa là

Il mio caro amico Franco Fabbri mi ha segnalato questo brano dall'Internazionale (la rivista, non l'inno :-), che si fa (giustamente) beffe della smania politically correct di fare auguri che non offendano nessuno:

"Per favore, accetta senza nessun obbligo, implicito o sottinteso, i miei migliori auguri per un solstizio d'inverno ecologicamente consapevole, socialmente responsabile, senza additivi, non connotato dal punto di vista del genere, praticato nel rispetto delle tradizioni religiose o delle abitudini secolari che preferisci. Inoltre, ti invio i miei migliori (ma non vincolanti) auguri per l'anno 2007 del
calendario comunemente in uso, ma non senza il dovuto rispetto per i
calendari di altre culture il cui contributo ha aiutato a fare grandi gli
Stati Uniti (senza per questo sottintendere che gli Stati Uniti siano più
grandi di qualunque altro paese). Questi auguri sono inviati senza
distinzione di razza, credo, colore, età, abilità fisica, sistema operativo
del computer o preferenza sessuale del ricevente, sia esso di destra o di
sinistra. Buone (se la bontà fa parte del tuo sistema di valori) feste (se
le accetti e riconosci)"

Da parte mia, vi auguro un 2007 pieno di tutte le cose che vi rendono felici, a parte quelle che implicano la sofferenza di esseri umani e/o altri animali, un deleterio impatto ambientale, un aumento del bigottismo e del fondamentalismo religioso (di ogni religione) e un contributo al rafforzamento del pensiero reazionario e anti-democratico (di destra e di sinistra).

Non c'e' rimasto molto, vero?

Diciamo che se andate a piedi a guardare un bel tramonto, vestiti di cotone naturale, dopo che vi siete nutriti di un'insalata senza pesticidi che voi stessi vi siete coltivati, ispirati dalle teorie progressiste sul futuro sostenibile del Wuppertal Institut, piuttosto che da quelle reazionarie che auspicano il ritorno ai 'bei vecchi tempi', potete sentirvi abbastanza tranquilli...

BUON ANNO A TUTTI/E

:DARIO

Saturday, December 16, 2006

congratulazioni Ennio!

Otto nastri d'argento, sei David di Donatello, quattro Bafta, un Leone d'oro e una caterva di altri riconoscimenti. Ma la dannata statuetta dell'Academy mai. Una maledizione. Come Wimbledon per Ivan Lendl, Bologna per Federico II e l'italiano per Luca Giurato.

Nomination nel 1979 per "I giorni del cielo", nel 1987 per "Gli Intoccabili", nel 1988 per "Mission", nel 1992 per "Bugsy" e nel 2001 per "Malena". Mai un "The winner is...", anche quando sembrava ovvio, anche quando sembrava dovuto.

Fino al prossimo febbraio, quando per Ennio Morricone arriverà la statuetta più malinconica, o più significativa, secondo come la si guarda. Un oscar alla carriera, per il più grande compositore italiano vivente (e non accetto contraddittori).

Malinconica, se si pensa ai 78 anni del maestro, alle tante volte in cui gli hanno preferito un Alan Menken qualsiasi (santo cielo, avete presente quello della Sirenetta e della Bella e la Bestia? Beh, l'ha vinto quattro volte. Praticamente sempre con la stessa partitura), o ai tanti capolavori dispersi in filmetti troppo di serie B, (con titoli improbabilissimi, tipo "Sai cosa faceva Stalin alle donne?"), o troppo di serie A per l'Academy (e qui la sineddoche è "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto").

Significativa, se si pensa che in un Oscar alla carriera c'è un pezzettino di tutto. Un pezzettino dello Scion Scion di "Giù la testa", del coyote de "Il buono, il brutto e il cattivo", delle quattro note magnificamente ridondanti di "Novecento, la leggenda del pianista sull'oceano", del crescendo frammentario di "Le vent, le cri" (da “The professionals”, per chi se lo ricorda), e di tutto il resto. E il resto sta per oltre 400, e riscrivo quattrocento come negli assegni, colonne sonore.

Forse c'è anche un pochino del suo lavoro di compositore colto, di autore e/o arrangiatore di canzoni pop ("Se telefonando è la più grande canzone italiana del dopoguerra". E se lo dice Franco Fabbri...), e di compositore per la televisione (so che vi frega tra 0 e 0,5, ma una delle ragioni per cui oggi sono musicologo è il suo tema, intitolato "Le train", per uno sceneggiato televisivo, che da piccolo mi commuoveva fino alle lacrime).

Morricone l'ho incontrato di persona, lo scorso settembre: è stato ospite d'onore del Congresso Internazionale sulla Significazione Musicale, che quest'anno si è tenuto a Roma. Mi è spettato l'onere e l'onore di tradurre il suo intervento in inglese, e di moderare il dibattito con i miei colleghi. Per capirci, lo guardavo come Fede guarda Berlusconi. E scusa Ennio per il paragone (giacchè ci sono, mi scuso anche con me stesso).

Varie cose mi hanno colpito di lui in quella occasione: innanzitutto la timidezza, una timidezza costantemente riduttiva dei suoi meriti e quasi ostile nei rapporti interpersonali.

Poi, la simbiosi tra quest'uomo e la musica. Morricone la musica la respira, non ne può fare a meno. Se cita un tema, anche strafamoso, tipo appunto "Il buono, il brutto e il cattivo", che conoscono persino i ragazzini che lo usano come suoneria dei loro telefonini, sente la necessità di canticchiarlo o fischiettarlo, hai visto mai non sappiamo di che parla. Immaginatevi Schultz che cita Charlie Brown e poi fa uno schizzo sulla lavagna luminosa.

Terzo, Morricone non bara, nello spiegare la sua musica. Musicologi e critici musicali ne hanno le scatole piene di compositori e cantautori che fingono di non sapere cosa ci sia dietro la loro musica, che si appellano al magico e al trascendentale, e che rifiutano analisi anche blande del proprio lavoro. Morricone è (god bless him) l'opposto. Ti dice tutto di come nasce un tema, di come si sviluppa e delle idee che lo fondano.

Ah, già. E te lo canticchia pure.

Quarto, il suo modo di comporre. Una razionalizzazione dei sentimenti, e - soprattutto - un gioco di regole. Morricone si siede al suo pianoforte per comporre, e, per prima cosa, sparge qua e là dei piccoli handicap, si impone delle micro-sfide creative per rendere il lavoro più interessante. Esempio. Adesso faccio un tema utilizzando tre note in tutto, e - non bastasse - per gradi congiunti (ovvero, una dopo l‘altra, senza salti). Voilà: ecco nascere il - superbo - tema di "Metti una sera a cena" (avete presente? Voce femminile che canta suadente su ritmo di Bossa Nova. E, appunto, tre note in tutto, e per gradi congiunti).

Quel giorno, al congresso, Gillo Pontecorvo era ancora vivo, e una delle domande che posi a Morricone era se fosse poi vero quell’aneddoto che circolava sulla preparazione della colonna sonora della “Battaglia di Algeri” (che, come alcuni ricorderanno, fu co-firmata dai due). Lui si schernisce ancora (benedetta timidezza) e poi, come se dovesse canticchiare il tema di turno, ci ripete quell’episodio. Tutto vero. I due stanno lavorando alla partitura da parecchio tempo ormai, e proprio non riescono a trovare un accordo. Pontecorvo boccia le proposte di Morricone, e Morricone restituisce il favore. Un bel giorno, convinto di aver finalmente trovato il bandolo della matassa, Pontecorvo si reca da Morricone fischiettando la sua nuova idea. Morricone, che a quel tempo abita in un appartamento al secondo piano, riesce a sentire l’amico prima che questi salga le scale. Forte del suo orecchio assoluto (non è un‘iperbole: è la capacità di intuire una tonalità senza punti di riferimento. Ce l‘aveva anche Mozart), il nostro corre al piano, e trascrive subito quel tema su uno spartito.

Arriva il regista. Il dialogo (più o meno):

GP (pisano): Oh, Ennio. Stavolta ci ho un tema 'he non mi poi rifiutare
EM (romano): Momento! Te faccio sentì prima er mio.
Morricone esegue un perfetto ricalco su piano di quello che Pontecorvo stava fischiettando sotto casa.
GP: Maremma bonina! Oh home tu ha fatto? Ti si stava per proporre la stessa hosa. Te tu ci avrai miha la telepatia?
EM: Ahò, ma che telepatia! Te credo. So' mesi che lavoriamo a 'sta cosa, ormai ci abbiamo le stesse idee.

Ecco. L'oscar Morricone l'avrebbe meritato sin dai tempi della Battaglia di Algeri. Era il 1966. Quell'anno il maestro lavorò a 11 film complessivamente, e tra questi c'erano - scusate se è poco - "Il buono, il brutto e il cattivo" e "Uccellacci e uccellini". E non è neanche il suo record, che stabilì due anni dopo lavorando a 28, e dico ventotto, pellicole.

A uno così che je dai? Un oscar? Uno solo?

Friday, December 15, 2006

in morte di Pinochet

Dato che il bastardo è riuscito a sfuggire ad ogni forma di sentenza mentre era in vita, mi tocca contare sull'esistenza dell'inferno, per sperare che le migliaia di morti e torturati che quell'infame ha provocato ottengano un minimo di giustizia.

Addio Pinochet, riposa in guerra.

Wednesday, November 29, 2006

la coppia dell'anno

I giornali riportano che Britney Spears e Paris Hilton sono diventate inseparabili, ed ormai escono sempre assieme a fare la bella vita.
Riterrei fondamentale aggiungere nel gruppo almeno una tra Victoria Beckham, Valeria Marini e Alessandra Mussolini. La sommatoria dei QI delle interessate equivarrebbe così (bene o male) a un cervello intero, e questo senz'altro garantirebbe maggiore sicurezza in termini di problem-solving generale (coordinazione motoria, interazione con la biosfera, connessione delle sinapsi, etc.)

Tuesday, November 28, 2006

Il malore di Berlusconi

Lo giuro! Non mi sto augurando che muoia. Non costantemente, almeno.
L'ideale è una malattia non dolorosa e non mortale che però lo costringa a un riposo continuato e, soprattutto, al ritiro definitivo dalla vita politica.
A pensarci bene, se la malattia di tanto in tanto gli procura qualche dolorino, tipo fitta lancinante, non sarebbe tanto male.

Friday, November 24, 2006

il ritorno delle SUSU

Ammesso e non concesso che ci sia ancora qualcuno che passi dalle parti di questo blog dopo un paio di ere geologiche di silenzio da parte del sottoscritto, cerco di rientrare in grande stile.
Dov'eravamo rimasti... le SUSU, chi si ricorda le SUSU, le situazioni umilianti senza uscita?
Ecco, ce n'è un'altra, e stavolta non c'è nemmeno bisogno di fare un salto al ristorante cinese estone.
E' anche più semplice concettualmente.
Situazione-tipo:
Due persone, che chiameremo P e D giusto per rifarci all'istanza che ho in mente in questo momento (e indovinate un po' chi è D). In salotto. D legge tranquillo. P vuole fare conversazione, e progetta come attaccare bottone.
P, candido come un saggio di Voltaire: "Che c'è D? Ti vedo pensieroso!"
D, emergendo da una copia di "Elizabeth Costello" di Coetzee (lettura scelta strategicamente per mostrare ai lettori di questo blog che D ha gusti letterari raffinati e impegnativi): "Come dici, scusa?"
P: "No, niente, è che ti vedo pensieroso... c'è qualcosa che non va?"
D pensa: "Sì, non va che detesto essere interrotto mentre leggo", ma dice: "No, no, tutto bene, grazie".
P: "Sicuro? Perchè mi sembri un po' teso... guarda che a me puoi dirlo..."
D, già un po' irritato, ma consapevole che la SUSU è in agguato: "ti ringrazio, stai tranquillo che se ci fosse qualcosa te lo direi"
P: "Mah... io dico che qualcosa non va, comunque fa' pure come vuoi..."
D, con un'occhiata implorante aiuto rivolta ad Elizabeth: "Bene, ti ringrazio per avermi permesso di fare come voglio... Ora se non ti dispia..."
P, sul "...ce": "Allora C'E' qualcosa!"
D, per niente polemico e agitato: "No, non c'è niente. Ma sembra che non ci sia modo di convincerti."
P: "Lo vedi, lo vedi come sei polemico? E' ovvio che sei agitato per qualcosa"
D, leggermente polemico e piuttosto agitato: "No, ti dico! Non c'è un bel niente. Vorrei solo starmene un po' in pace a leggere."
P: "Guarda che non ti ho mica detto niente, eh!? Comunque sei proprio irritabile oggi, e penso che parlarne ti farebbe bene"
D (Liz, posso chiamarti Liz vero?, fa' qualcosa!): "Ascoltami bene, io non ho un bel niente. O meglio, non avevo un bel niente, ma ora a furia di insistere, sì, un po' irritato lo sono".
P: "E figurati, ti pareva che non davi la colpa a me. Bravo, eh? Proprio bravo. Sta' a vedere adesso che devo portare la tua croce. Guarda, sarà bene che ti fai un bell'esame di coscienza, perchè hai un proprio un brutto carattere".
D, con un lieve guaito: "io!? Io ho un brutto carattere!? Io!? Un brutto!? Carattere!?"
P: "Oh, senti, basta, ok? Se ci hai voglia di litigare con qualcuno, non guardare me. Figurati se mo' ti do' corda"
E così via.
D ulula sulle frequenze dei coyote, modello tema de "Il buono, il brutto e il cattivo". Il suo non è un ululato di disperazione, o meglio: anche di disperazione, ma soprattutto di autocritica. Egli è consapevole di essere ricaduto in una SUSU.
Com'è successo? In che punto è successo?
Chi può dirlo: le risorse delle SUSU sono virtualmente illimitate, e illimitate sono le conseguenze a meno di non porre l'umiliante freno della resa incondizionata.
D opta per l'inevitabile.
Capo cosparso di cenere, egli abbandona le ostilità ed Elizabeth senza nemmeno avviare le trattative.
La SUSU ha vinto ancora.

Wednesday, August 23, 2006

alè oo

ecco come finisce se cervo e cacciatore lottano ad armi pari!
Mii, che goduria:

http://multimedia.repubblica.it/home/379516

Monday, August 07, 2006

bambi e bambini

Maurizio Costanzo ha scritto il testo di "Se telefonando", sulla splendida musica di Ennio Morricone. Per questo e per la televisione di qualità che ha fatto negli anni '70, prima della (o durante la) sua iscrizione alla P2, gli si può attestare un minimo di stima.

Oggi, invece, parlare di Costanzo significa parlare del principale promotore della più mediocre televisione degli ultimi vent'anni, di un individuo poco rispettoso e molto arrogante, di un leccapiedi Berlusconiano che si spaccia per uomo di sinistra (per far fare ancor migliore figura a Berlusconi, che passa così per editore tollerante), e soprattutto di qualcuno che vende il suo semplicistico burinismo per saggezza.

Nella (nuovamente mediocre) rubrica che tiene sul (mediocre) quotidiano Il Messaggero, Costanzo ieri scriveva:

"C’è polemica per i caprioli: l’Europa ne chiede una severa selezione. In Italia dovrebbero essere abbattuti circa 50 mila caprioli. Non conosco le ragioni del provvedimento ma non posso non condividere la presidente della Regione Piemonte che ha detto: «Si fa un gran baccano per i bambi e si parla molto meno dei bambini che quotidianamente vengono uccisi in Libano». In Italia siamo specializzati per togliere l’attenzione da un discorso e passare ad altro. I caprioli sono l’ultimo esempio"

Per chi lo ignorasse, e Costanzo ammette di ignorarlo, ogni anno varie regioni d'Italia incoraggiano l'abbattimento di migliaia di esemplari di capriolo, specie che (particolarmente prolifica) è in Italia sovrappopolata di circa il 15%, e la cui presenza, per vari motivi, provoca ogni anno danni per un totale di circa 4 milioni di euro in tutta la penisola. I cacciatori vengono incoraggiati ad abbattere i caprioli con prezzi (relativamente al tipo di fauna) piuttosto stracciati: per sparare a un cucciolo, il cacciatore deve solo pagare 40 euro. Per abbattere un adulto, ne sono sufficienti 110. Un ostacolo da niente per gli invasati necrofili che non vedono l'ora di vantarsi dei loro 'amore per la natura' e 'rispetto delle sue leggi'.

Ora. La ragione del sovraffollamento di caprioli è data dalla scarsa presenza, in Italia, del suo predatore principale, ovvero il lupo. Una politica ecologica saggia ed equilibrata suggerirebbe, anzichè l'abbattimento dei caprioli, una mirata ripopolazione del canis lupus italicus (ovvero il cosiddetto lupo appeninico). Oppure, come qualcuno ha proposto, smistare (anche previo cattura) una discreta quantità di caprioli dalle zone di sovraffollamento, ad altre (come la Calabria) che invece annoverano un numero equilibrato di questi animali.

Detto questo (e sono naturalmente convinto che Costanzo sia bonariamente all'oscuro di tutto), passiamo a commentare la rubrichetta del Messaggero:

Primo. Bambi non è un capriolo, ma un cervo. Non è né la stessa specie, né lo stesso genus. Uno è Capreolus capreolus, l'altro è Cervus elaphus. Si fosse parlato di daini (Cervus dama dama), l'ignoranza sarebbe stata tollerabile. Sarebbe come confondere un corvo con una cornacchia: grossolano, ma si può perdonare. Ma dire che Bambi è un capriolo è più o meno come dire che Nonna Papera è un gabbiano.

Secondo. «Si fa un gran baccano per i bambi e si parla molto meno dei bambini che quotidianamente vengono uccisi in Libano». Ma quando mai??? Dei bambini uccisi in Libano si parla di continuo (e per fortuna, data la tragica situazione di quelle parti): dei caprioli non se ne parla affatto, se non in qualche angoletto di giornale, o in qualche blog.

Terzo. Perché ogni santa volta che qualcuno solleva un problema di ordine animalista, i soliti semplicioni stanno lì a dirci di pensare alle cose più gravi? Perchè non si può fare un appello per salvare le foche senza che arrivi sempre qualche idiota a dirci che dovremmo pensare a chi muore di fame in Africa? Che cavolo c'entra? Il mondo è (sfortunamtente) così grande da contenere tantissimi problemi: ciascuno (se può e se vuole) si occupi di quello (o quelli) che gli sta(nno) più a cuore. Chi si occupa d'altro (o non si occupa di niente) si faccia gli affari suoi, e sia contento che qualcuno si adopera per migliorare il mondo anche attraverso canali che non sono i propri prediletti.
E, detto questo, vorrei scrivere a lettere cubitali che per me un problema animalista non è MAI, ripeto MAI, un problema secondario. Anzi, a tal proposito,

Quarto. Rincaro la dose. Esiste in Libano un'associazione chiamata BETA (Beirut for the Ethical Treatment of Animals) che si preoccupa degli animali che patiscono (con la morte, o con traumi di vario tipo) i bombardamenti (illegali, fascisti e incivili: vorrei anche questo scriverlo a lettere cubitali) di Israele in Libano. Se c'è una categoria di individui completamente incolpevoli di questa guerra, quella è senz'altro la categoria degli animali non umani.

Datemi del blasfemo, ma io, nel volgere dei tragici eventi di questi giorni, sto pensando (anche, talvolta soprattutto) a loro.
Se non altro perché non ci sta pensando nessuno.
Come per i caprioli.

Thursday, July 06, 2006

mi ero ripromesso di non infierire contro la Germania...

...dato che comunque l'arroganza e la penosa ospitalità di certa loro stampa è stata ben messa a tacere dagli azzurri.
Mi ero ripromesso di non infierire. Ma questa è troppo forte:

Tuesday, July 04, 2006

EDIZIONI LIMITATE: i re di Roma erano molto più di sette (5)

C'era anche Flavio Briato, il re più testa di cazzo di tutti

Monday, June 26, 2006

orari

Bossi aveva dichiarato ieri: "Se vincono i NO mi trasferisco in Svizzera". Ora che i No hanno (stra)vinto, vorrei rendermi utile al leader della Lega:
Dunque. Il prossimo treno da Milano verso Zurigo parte alle 21:25, cioè tra un'ora. Non so se ce la fa, dipende quanto ci mette a fare le valigie. In più ci sono tre cambi, e con molti bagagli può essere scomodo.
Meglio domani mattina. C'è il diretto delle 7:10, che alle 10:51 arriva a Zurigo. Così ha anche il tempo di guardarsi la Svizzera in TV questa sera contro l'Ucraina.
Al limite, ci sarebbe un altro diretto alle 8:25, però ci mette un pochino di più (4 ore e 26 minuti), e sono sicuro che il senatur ha fretta di lasciare l'Italia.
E se non ce l'ha lui, ce l'ho io che la lasci.
VATTENE.
MISERABILE, PATETICO, IGNORANTE, CAFONE E PERDENTE.